Proceno e Palazzo Sforza
Un tempo luogo di frontiera tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio, oggi Proceno si qualifica come Porta del Lazio lungo la Via Francigena, primo centro abitato della Tuscia Laziale, tappa dei Pellegrini che lasciano la Toscana diretti a Roma. Proceno, è un borgo medievale di origine Etrusca, situato al confine tra Lazio e Toscana con una notevole valenza paesaggistica, agro-alimentare, culturale e artistica, con pregevoli emergenze architettoniche.
“Città Murata”, in quanto un tempo completamente cinta da mura, le più recenti edificate tra il XV e XVI sec., con accesso al Borgo da tre porte. Papa Pio II Piccolomini, nei suoi Commentarii (1462), così descrive il Borgo “…Procenum itum est: nobile olim Oppidum et vix expugnabile, altis undique rupibus cinctum”. (“….Proceno: un tempo nobile Città fortificata e quasi inespugnabile, cinta da tutti i lati da alte rupi”.)
Proceno ha una storia le cui radici risalgono a circa 2.500 anni fa. Fin dalle leggendarie origini etrusche per cui si narra che a fondare il borgo fu il Re Porsenna nel VI sec. a.C., giungendo al periodo medievale, fatto di libertà comunali e sottomissioni ed al periodo della Signoria degli Sforza, durata dai primi del ‘400 ai primi del ‘700 che ci ha lasciato il magnifico Palazzo Sforza, Proceno nei secoli si è dotata di un proprio sistema legislativo, formato dagli Statuti, gli ultimi dei quali risalgono al 1734, aggiornamento di quelli quattro-cinquecenteschi.
Queste vicende storiche hanno lasciato sul territorio rimarchevoli espressioni di arte e cultura.
I reperti archeologici di origine etrusca (risalenti fino al IV sec. a.C.), con tracce di insediamenti, siti sepolcrali, “colombari”, persino un’ara votiva, poco distanti dall’attuale centro abitato.
L’imponente Rocca, fatta costruire da Papa Gregorio V alla fine del X sec. d.C., esempio di fortificazione medievale che conserva pienamente l’aspetto originario, vera testimonianza narrante della storia del Borgo.
Il pregevole Palazzo Guido Ascanio Sforza, costruito alla metà del 1500, ricco di affreschi rinascimentali con “grottesche” ed il cui portale in bugnato in pietra locale si ritiene progettato dal Sangallo il Giovane. Al proprio interno ospita un Museo della Civiltà Contadina, l’Archivio Storico Comunale e le antiche scuderie.
La Chiesa di Sant’Agnese da Montepulciano, amatissima Patrona di Proceno, di forma circolare, costruita sulle rovine dell’antico monastero che sorgeva in quel punto, è il simbolo del grande legame che il paese ha con questa Santa, vissuta nel nostro paese per 23 anni, sul finire del XIII sec. La tradizione narra che nell’Orto Sacro adiacente a questa chiesa Sant’Agnese Segni ricevette il sacramento della comunione da un angelo.
A questo luogo di culto si accompagna un rimarchevole numero di chiese, edificate in epoche che vanno dal 1100 al 1700 (se ne contano almeno sette ancora presenti sul territorio; tra tutte, la Chiesa di S.Martino o dei Frati del XIII sec. e la Chiesa Parrocchiale del S.S. Salvatore, dello stesso periodo, rimaneggiata nel 6/700), testimonianza di un Borgo operoso ed una volta densamente popolato.
Il Palazzo Guido Ascanio Sforza fu edificato alla metà del XVI sec. - sull’area dell’antico Palazzo Comunale - per volontà del Cardinale Guido Ascanio Sforza, Camerlengo di Santa Romana Chiesa e Governatore di Proceno. Lo stemma compare sopra il portone del palazzo, con il leone rampante (simbolo degli Sforza di Santa Fiora) e sei gigli (simbolo dei Farnese, famiglia a cui apparteneva la madre). L’imponente facciata si erge sulla Piazza principale del paese con tre ordini di finestre: quelle del primo piano in pietra locale, quelle del piano nobile e quelle del piano sotto il tetto riquadrate in travertino. La bella facciata, il magnifico portale in bugnato rustico su cui si stende una loggia, il bel cortile, l’artistico pozzo, fanno ritenere, che il monumento fosse opera di un illustre architetto, da molti indicato nel Sangallo, di cui è certo il disegno del portale a bugnato; i lavori si protrassero per sette anni sotto la direzione dell’architetto fiorentino Nanni di Baccio Bigio. In tutto il Palazzo, Ascanio vi profuse tutto lo splendore al quale, figlio di una Farnese, si era assuefatto. Tale splendore rifulgeva specialmente nell’androne, con la volta a “grottesche” e nelle sale adorne di bellissimi affreschi, alcuni attribuiti alla scuola degli Zuccari, altri a Michele Grechi. Nel piano nobile, nelle due stanze più grandi vi sono affreschi che rappresentano episodi tratti dal Vecchio Testamento ed una serie di storie, leggende e miti profani. Molti altri, di cui abbiamo testimonianza da documenti storici, sono andati perduti a causa dei crolli. E’ stato invece recuperato un grandioso camino di travertino, di pregio artistico, con sul fregio sotto la cornice l’iscrizione “PAULUS SFORTIA”. Agli inizi del 1700 agli Sforza successe la Famiglia Mazzanti. Pochi anni dopo, passò ai Selvi di Sorano e successivamente ai Del Monte -Severi. Nel 1985 il Palazzo è stato acquistato dal Comune di Proceno. Da allora si è avviata un’attività di recupero del manufatto, con un ulteriore impulso con l’attuale Amm.ne, che attraverso lavori di consolidamento e restauro, consente l’apertura al pubblico e la visita guidata degli ambienti. Spettacolare il panorama che si può godere dal loggiato che affaccia sulla Val di Paglia, naturale prosecuzione della Val d’Orcia. Attualmente Palazzo Sforza fa parte della Rete delle Dimore Storiche del Lazio. Il Palazzo Sforza, inoltre, ospita al suo interno un Museo Georgofilo, dotato di una importante collezione di attrezzi e strumenti della Civiltà Contadina. Le centinaia di pezzi in esso contenuti, raccontano la vita del mondo rurale di un tempo, attraverso utensili di uso quotidiano, mezzi e attrezzi agricoli per la lavorazione dei campi, macchine e strumenti per le lavorazioni tessili, del falegname, del fabbro, del calzolaio, di vita domestica.
Palazzo Sforza è visitabile previo appuntamento ai seguenti recapiti:
+39 335 5991805 (via whatsapp)
Il Castello di Proceno, o Rocca, sorge da circa mille anni all’estremo nord della regione Lazio, sulla Via Francigena, inizialmente una casa torre fortificata che accolse personaggi famosi sia della Chiesa che dell’Impero.
All’interno del Mastio della Rocca si trova un piccolo museo, visitabile su prenotazione.